Via de’Guicciardini
Della serie… In giro per ⚜️Firenze…Via de’ Guicciardini.
Via de’Guicciardini è una strada del centro storico di Firenze che va da Ponte Vecchio (incrocio tra via de’ Bardi, piazzetta Salvatore e Wanda Ferragamo e borgo San Jacopo) e piazza de’ Pitti. Lungo il tracciato si innestano: via de’ Barbadori, la piazza Santa Felicita e via dello Sprone.
Anticamente si chiamava Borgo di Santa Felicita, dalla chiesa omonima, poi Borgo di Piazza (dal 1173), dalla piazza San Felice a cui faceva capo. Fu detta anche via dei Benizzi, dal palazzo che vi possedeva questa famiglia, dalla quale nacque, il 15 agosto 1233, San Filippo, figlio di Jacopo Benizi e di Albaverde Frescobaldi.
Nel XIV secolo i Guicciardini vennero a Firenze dalla Val di Pesa e costruirono in questa strada otto case. Essi possedevano già una casa all’imbocco di via della Cava (Via del Ronco), ma questa venne demolita quando Luca Pitti costruì il palazzo. La via con le case dei Guicciardini, da allora prese il cognome di questa famiglia.
Nel 1515 lo storico Francesco Guicciardini, acquistò dal Tribunale dei Pupilli il e lo incorporò nel proprio. Di ciò rende testimonianza una lapide sulla facciata, che si trova sotto all’arme in pietra dei Benizi, consistente in un’aquila d’argento con lunette azzurre in campo celeste. In questo palazzo era già stata incorporata una vecchia torre della famiglia Malefizi, le cui tracce rimangono a sinistra del palazzo Guicciardini, principale dimora della famiglia, tuttora abitata dagli eredi diretti dello storico.
Più avanti nella via si trova una lapide su cui è scritto che in quel luogo nacque, il 3 maggio 1469, Niccolò Machiavelli.
All’inizio della strada tre torri sono superstiti di quelle che controllavano gli accessi al Ponte Vecchio. Sono la Torre dei Mannelli, la Torre dei Rossi-Cerchi e la Torre degli Obriachi.
La strada venne pesantemente danneggiata dalle mine tedesche dell’estate del 1944 e ricostruita tra gli anni Cinquanta e Sessanta, non senza dare luogo a pesanti polemiche sulle scelte da fare. Fu decisa una via di compromesso, e cioè di ricostruire gli edifici nei loro volumi originari, ma inserendo elementi e forme moderne, piuttosto che “falsificare” le vecchie costruzioni ricostruendole fedelmente com’erano e dov’erano.