Lo scherzo dell’orsa
Amici ed amiche…fra le Leggende e le Storie su Firenze ⚜️💜 c’è quella dello ” Scherzo dell’Orsa.”
La Chiesa di Santa Maria in Campo (situata nell’omonima piazza su via del proconsolo) e i suoi parrocchiani, loro malgrado, furono vittime, in un giorno imprecisato di fine Trecento, di uno scherzo giocato da una compagnia di burloni e riportato nella Novella dal titolo “Le campane di Santa Maria del Campo” di Franco Sacchetti che si sospetta esserne stato uno degli autori.
Il racconto (della Novella):
«Certi Fiorentini erano a cena in una chiesa di Firenze, la quale era non molto da lungi dal palagio del podestà; ed essendo tra loro in quel luogo entrata un’orsa, la quale era del podestà, ed era molto domestica, andando questa più volte sotto la mensa a loro, disse uno di loro: “Vogliam noi fare un bel fatto? Quando noi abbiamo cenato, conduciamo quest’orsa a Santa Maria in Campo, dove il Vescovo di Fiesole tien ragione, che sapete che non vi s’ incatenaccia mai la porta, e leghianli le zampe dinanzi l’una a una campana, e l’altra a un’altra, e poi ce ne vegniamo; e vedrete barili andare”. Dicono gli altri: “Deh faccianolo”.
Era del mese di novembre, che si cena di notte. Essendo in concordia, danno di mano all’orsa, e per forza la conducono nel detto luogo; ed entrati nella chiesa, si avviano verso le funi delle campane, e preso l’uno di loro l’una zampa, e l’altro l’altra, le legarono alle dette campane, e subito danno volta, andandosene ratti quanto poterono.
L’orsa sentendosi così legata, tirando e tempestando per sciogliersi, le campane cominciano a sonare sanza niuna misura. Il prete e ‘l cherico si destano, cominciano a smemorare: “Che vuol dir questo? chi suona quelle campane?”. Di fuori si comincia a gridare, “Al fuoco, al fuoco”. La Badìa comincia a sonare, perché l’arte della lana è presso a quel luogo. I lanajuoli e ogni altra gente si levano, e cominciano a trarre. “Dov’ è? dov’ è?”.
E giugnendo molta gente, trovò che cominciava a chiamare il prete, dicendo, “Dov’ è il fuoco?” e giugnendo fuori, essendo domandato, “Dov’ è questo fuoco, prete?” appena potea rispondere, perché avea il battito della morte. Pur con una voce affinita e affocata, dice: “Io non so di fuoco alcuna cosa, né chi suona queste campane” , rispondono molti: “reca quà i lumi; abbiam noi paura di mali visi; chi ha paura si fugga” e avviandosi in là così al barlume, e veggendo la bestia, non iscorgendo bene quello che si fosse, la maggior parte si tornano indietro gridando. Altri più sicuri s’ accostano, e veggendo quello ch’ è, gridano: “Venite qua, brigata, ch’ ell’è un’orsa”. Corrono là molti, e ‘1 prete e ‘1 cherico ancora; e veggendo questa orsa così legata, e tirare e nabissarsi con la voce, ciascuno comincia a ridere: “Che vuol dir questo ?”. E non era però niuno che ardisse di scioglierla, e tuttavìa le campane sonavano, e tutto il mondo era tratto. Infine certi, che conosceano l’orsa del podestà essere mansueta, s’ accostarono a lei, e sciolsonla; avvisandosi i più che qualche nuovi pesci avessono fatto questo, per far trarre tutti i Fiorentini.
E tornatisi a casa, più dì ragionarono di questo caso, e ciascuno dicea, chi sarebbe stato. I più rispondeano: “Dillo a me, e io il dirò a te”. Alcuni diceano: “Chiunque fu, fece molto bene, che sempre sta quella porta aperta, che non ispenderebbe né ‘l Vescovo né ‘l prete un picciolo per mettervi uno chiavistello”. E quelli che l’aveano fatto, erano in un letto, e scoppiavano delle risa, essendosi fatti più volte alle finestre, con gridare con le più alte voci che aveano, “Al fuoco, al fuoco” e quanta più gente traea, più ne godeano domandando più che gli altri in quelli dì che volle dir quello, per avere diletto di chi rispondea loro».

