Firenze,Pittura,Storie al femminile

Un cammeo fiorentino nella pittura barocca

Giovanna Fratellini nata Marmocchini Cortesi (Firenze, 27 ottobre 1666 – Firenze, 18 aprile 1731), pittrice italiana del periodo barocco

La nostra amata città di Firenze, lo sappiamo bene, custodisce davvero molti tesori;  serba in se’ anche l’arte di alcuni artisti meno noti al grande pubblico, come la pittrice Giovanna Fratellini, colei che rappresenta un delicato cammeo nostrano  custodito all’interno della pittura barocca italiana.

Prima di introdurre questa pregevole artista, occorre fare una piccola premessa per ricordare come, durante la seconda metà del Seicento, gli spagnoli dominassero in maniera diretta oppure anche indiretta, buona parte della nostra penisola. I loro metodi erano ovunque gli stessi: imponevano il pagamento di forti tasse al fine di sostenere una vita di lusso, fatta di assoluti favoritismi per i ceti nobiliari, laici e soprattutto ecclesiastici, e da un uso spregiudicato del cambio monetario.

Il Granducato di Toscana era forse l’unico stato che a quel tempo godeva di una relativa autonomia.  A Firenze, la famiglia Medici, stando al potere, cercava in ogni modo possibile di proteggere la libertà di pensiero e di ricerca di artisti, letterati e scienziati: chiedendo ai pittori di dar lustro alla loro casata e di lasciarne una memoria storica, intendeva così mantenere immutata la tradizione di mecenatismo che l’ aveva fino a quel tempo contraddistinta. 

“Ritratto di Violante Beatrice di Baviera, gran principessa di Toscana, governatrice di Siena, all’età di 30 anni”

In questo clima, il giorno 27 ottobre dell’anno 1666, vide la luce Giovanna, figlia di Giovanni Marmocchini Cortesi e di Petronilla Beccatelli. Ancora fanciulla, la ragazza viene introdotta dallo zio alla corte di Vittoria della Rovere, granduchessa di Toscana, diventandone dama di compagnia e viene educata alla pittura e alla musica sotto gli auspici ducali. A diciotto anni, sposa Giuliano Fratellini. È con questo cognome che noi tutti la ricorderemo, in quanto ella lo userà per firmare i propri lavori in qualità di ritrattista ufficiale alla corte dei Medici. 

Una carriera folgorante quella sua, eppure non è facile reperire una congrua documentazione biografica  a proposito di questo talento; come troppo spesso accade, coloro che si mettono alla ricerca di donne artiste del passato nei libri e nei repertori di storia dell’arte, perdono il loro tempo. Infatti, anche Giovanna Fratellini ha vissuto la medesima sorte di molte altre figure dell’arte femminili: apprezzata nel XVIII secolo, è poi caduta nell’oblio per essere riscoperta solo nella seconda metà del ‘900.  

Per nostra fortuna, lo storico dell’arte inglese Neil Jeffares la inserirà con un’ampia biografia nel suo «Dizionario dei pastellisti» nel 2006 e poco dopo, nel 2009, la giornalista americana Jane Fortune redigerà nel saggio intitolato «Donne invisibili: artiste di Firenze», un laborioso lavoro di ricerca. Su di esso è poi stato basato un documentario televisivo che ha fatto luce sulle migliaia di opere di artiste in deposito nei musei di Firenze tra cui, appunto, gran parte delle opere della nostra Giovanna. 

Anima di un barocco delicato e roseo, le  sue tele ci appaiono profuse di un pulviscolo sognante, leggiadro e classicheggiante allo stesso tempo;  una nuova condotta espressiva tesa ad abbandonare i toni esasperati, consueti dell’epoca. Suo mentore fu il maestro Piero  Dandini, la cui  impostazione era stata a sua volta intrisa degli insegnamenti del Veronese (per il tratto), di Tiziano (per il colorismo), e del Carracci (per la coralità).

Autoritratto di Giovanna Fratellini (1720) – Corridoio vasariano

A quel tempo, il Dandini assolveva agli oneri ufficiali presso Cosimo III e tutto il suo entourage; questa stessa mansione costituirà l’eredità che la ancor giovane Giovanna accoglierà,  essendo peraltro già ben avvezza al cerimoniale di corte poiché educata nell’alveo della Granduchessa Vittoria.

Abile artista affamata di conoscenza, Giovanna non sarà mai sazia di apprendere; per questo imparerà  la tecnica della pittura su miniatura dal padre cappuccino Ippolito Galantini, miniatore ufficiale di corte, mentre dal pittore Domenico Gabbiani verrà avviata al disegno e alla tecnica a olio. Dal pittore e incisore Domenico Tempesti invece, imparò a perfezionare la tecnica dei pastelli, diventando una eccellente pastellista tanto da meritare l’ambito incarico a corte. 

Nel 1706 sarà ammessa all’Accademia delle Arti di Firenze e nel 1710 ne diverrà  membro ufficiale. Nonostante il matrimonio e la nascita di un figlio Giovanna Fratellini continuerà con successo la sua carriera di pittrice  presso la corte dei Medici; con la nomina di ritrattista ufficiale, eseguirà innumerevoli miniature, pastelli, e smalti che, incastonati con pietre preziose o racchiusi in medaglioni, costituivano un pregevole dono per le dame illustri e i molti ospiti del granduca. Esiste documentazione che solo fra il 1717  ed il 1722, Violante Beatrice commissionò alla pittrice oltre venti fra pastelli e miniature in avorio.

Pur essendo nota  per questi suoi ritratti, ella dipinse anche fiabe, baccanali e soggetti storici, come “La morte di Lucrezia”. Caratteristici sono altresì i ritratti raccolti nella serie “dame bambine”, in cui l’ artista intese rendere omaggio ad alcune giovani fanciulle di stirpe nobile, ritraendole in pose e con caratteristiche adulte.

Giovanna fu anche pittrice di soggetti religiosi per Cosimo III. Ma anche il principe Ferdinando le commissionò opere storiche e mitologiche a pastello per le quali venne pagata fino a quindici scudi per ogni ritratto su carta completato. 

Attraverso le sue opere, la sua fama dilagherà nelle diverse corti europee: Violante Beatrix von Bayern, governatrice di Siena e moglie del principe ereditario di Toscana, Ferdinando de’ Medici, le commissionerà i ritratti di molte delle dame della sua corte, che poi esporrà nella sontuosa Villa Lampeggi. La stessa Violante Beatrix deciderà di mandarla a Bologna a ritrarre la moglie dell’esiliato James Stuart, Maria Klementyna Sobieska, insieme ai suoi figli. 

Giovanna si recherà anche a Venezia per ritrarre altri parenti della sua casata, come la cognata, Teresa Kunigunda Sobieska, e la zia di Maria Klementyna; sarà proprio durante questo suo soggiorno che ella  incontrerà la pittrice ritrattista Rosalba Carriera a cui sarà spesso paragonata dagli storici dell’arte, tanto da essere definita la “Rosalba fiorentina”. Le due donne rimarranno legate da profonda amicizia; la fitta corrispondenza intercorsa successivamente tra le due artiste testimonia la cordialità e la stima che nutrirono l’una per l’altra reciprocamente. 

Per tutta la vita la Fratellini condividerà la sua attività artistica con altre donne pittrici, soprattutto Maria Maddalena Baldacci e Violante Beatrice Siries, che prenderà il suo posto di ritrattista ufficiale di corte dopo la sua morte.

Dopo una vita dedicata all’arte da vera professionista, Giovanna muore a Firenze nel 1731, all’età di sessantacinque anni. È sepolta nella Chiesa di Ognissanti, vicino alla tomba del figlio Lorenzo, anche lui pittore, morto pressoché quarantenne.

Un suo autoritratto, tutto incentrato sui toni più raffinati di azzurro, è esposto alla Galleria degli Uffizi. Ce la mostra al lavoro: un nastro blu le raccoglie i capelli, e con uno sguardo intenso e un sorriso gentile si gira verso chi guarda, trasmettendo un senso di orgoglio e di fierezza. 

Per chiunque fosse interessato – ad approfondire la conoscenza di questa pregevole artista fiorentina, ricordo che le sue opere più note (soprattutto i pastelli), sono collocate nella collezione dei ritratti dedicati alla famiglia Medici al Museo degli Uffizi, oppure esposte presso La Petraia, la villa medicea che divenne la residenza del re d’Italia durante il breve periodo di Firenze capitale italiana nel 1870, situata poco fuori Firenze.

Purtroppo, e lo dico senza polemica ma solo con sommo rimpianto, molte altre attendono ancora un restauro o una qualsivoglia manutenzione nei depositi degli Uffizi. 

“Sala da toeletta” nella villa La Petraia di Castello (Firenze)
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Barbara Chiarini

Barbara Chiarini nasce a Firenze nel 1967. Laureata in Architettura con indirizzo storico-restauro e conservazione dei Beni Architettonici, si ritiene un architetto per professione, una scrittrice per passione, ed una fiorentina D.O.C. Autrice del libro “Per le Antiche Strade di Firenze”, “Una finestra affacciata dull’Arno” e “Su e Giù per le strade di Firenze”, ella è anche la fondatrice nonche’ uno degli Amministratori di questo Blog.

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